PENELOPE
(agosto 1990) (tecnica mista su pannello 72x85)

Questo quadro percorre la strada estetica delle sperimentazioni sulla superficie materica. In più riprende ancora l'idea di considerare la cornice come un'estensione inscindibile dell'immagine stessa, anziché il suo contenitore. Ma il punto di forza sta nel pensiero contenuto nel messaggio. Il quadro interpreta infatti tutti i concetti ed i significati che la serie ispirata all'Odissea doveva avere per me. L'umanità che smonta poeticamente di notte il progresso per ricostruirlo di giorno. L'uomo che sogna l'opposto di quello che sta realizzando. L'uomo che corre incontro alla sua avventura, alla sua crescita, con logica convinzione ma con un nostalgico occhio rivolto ad un retaggio antico e perdutamente irrecuperabile. "Penelope" spiega che il ritorno di Ulisse è impossibile non per un impedimento temporale o materiale, ma perché la sua Itaca, come ogni meta, è scomparsa proprio là, nel momento in cui stava per essere raggiunta, per spostarsi più avanti e sparendo alla vista. Così Ulisse, l'Uomo, non può fermarsi, trovare pace. Dovrà correre senza tregua, senza poter credere a nessun possibile ritorno. Itaca è un pensiero mutante, è un desiderio infinito...